Il termine sponzato dalle mie parti significa inzuppato d’ acqua. Alle ore 16 entro in biblioteca. Sole. Discreto caldo. Esco verso le 18,30. Cielo plumbeo. Diluvio. E mò? Ovviamente a piedi e senza ombrello. Speriam’ ca’ scamb’ (penso tra a me e me…devo tradurre? Speriamo che smetta di piovere). Nulla. Vabbè. Non mi va di aspettare. Studio un percorso che mi possa portare sotto il porticato. Animo. Rincorsa. Via. Evito pozzanghere, macchine, autobus. Splendido salto di quasi quattro metri dalla strada al marciapiede per evitare il Nilo. Però. Il fisico risponde. Alla grande. Ma per arrivare a casa ce ne vuole. Continuo a correre. Come un coglione. Ma perché poi corro? Realizzo che mi sta piacendo la pioggia in faccia…sulle braccia…sulla bocca…Rallento. Massi’…chissenefrega. E’ una sensazione stupenda. Piove fortissimo. Assaggio la pioggia con la lingua. Ad occhi chiusi. Mmmmm. Mi sembra di essere ritornato a vivere. Finalmente vivo. Nuovamente vivo. Come se la pioggia portasse via con sé tutta la salsedine estiva, con i suoi cumuli di macerie. Arrivo a casa. Sponzato e felice A ripensarci ho ancora i brividi. Etciù…Etciù. Infatti.







