Naturalmente voi tutti sapete cosa significa l’ espressione “ andare a Canossa”. Comunque, per quei 2 o 3 che non lo sapessero, vuol dire chiedere scusa, riconoscere il proprio errore. La locuzione ha origine da un fatto storico: nel 1076, durante la lotta delle investiture fra papato e impero, papa Gregorio VII scomunicò l’ imperatore tedesco Enrico IV. Quest’ ultimo cercò di riconciliarsi con il papa e raggiunse il castello di Canossa, in Emilia, dove il pontefice era ospite della marchesa Matilde di Toscana. Per ben tre giorni il papa lo fece aspettare fuori del castello, in mezzo alla neve, a piedi scalzi e in abito da penitente. Finalmente, il quarto giorno lo ricevette e gli concesse il perdono. Di qui il modo di dire “ andare a Canossa” per indicare un atto di pentimento. Bene, detto questo, mi viene in mente un episodio verificatosi durante il servizio civile, che ho svolto circa 10 anni fa. Anzi, 11 anni fa, for the precision. All’ epoca ero fidanzato (gran bella storia d’amore, e vabbè) e, dopo una litigata (per colpa mia) con la suddetta fidanzata, rientrai a casa nell’ appartamentino che dividevo con gli altri obiettori di coscienza.
Uno di questi mi accoglie così: “ Mì, che faccia che hai ! Litigato con la fidanzata ?”
Io: “ Eh, l’ hai detto. Ma è stata colpa mia. Dovrò chiederle scusa. Insomma, caro mio, mi toccherà andare a Canossa.”
Lui: “ A Canossa? Ma perché, lei non è di Taranto ? “
Lo guardo come a dire: ma m’ stè pigghie pù cul’ ?
E lui, imperterrito: “ Mì, comunque sei vuoi di sotto ho la macchina di mio fratello, ti posso accompagnare io a Canossa.”
Lo guardo sempre più sbigottito.
E lui: “ Però, Mì, la benzina la paghi tu. “






