Non prendevo la corriera con frequenza dai tempi dell’ università, quando facevo la spola Taranto-Bari. Adesso infatti, per andare a scuola a lavorare, ho ripreso ad utilizzare codesto mezzo di trasporto. E la mattina mi addentro nella Bassa Pianura Padana per una ventina di minuti di viaggio, con questo autobus un po’ scalcinato. Che ricorda un po’ i pullman della DDR (l’ex Germania Est) degli anni ’70. Eh si. Anche nel prospero e tecnologicamente avanzato Nord ci sono gli autobus scalcinati. Con i sedili stretti, in cui sei obbligato a rannicchiarti. E da cui, ogni volta che ti alzi, (parlo per i maschi), sei fortunato se ritrovi intatti pene e testicoli. La fauna umana della corriera è incredibile. Qualche ritratto. C’ è una tizia che parla al cellulare con il fidanzato (o moroso, come si dice qui nel prosperoso e tecnologicamente avanzato Nord) per tutta la durata del viaggio. Di solito si incazzano. Dico, ma alle 6,30 del mattino chi cazzo vi dà la forza di incazzarvi? Che poi incazzature del tipo: “Ho visto come la guardavi quella lì al ristorante!” Io alle 6,30 del mattino non ho nemmeno la forza di timbrare il biglietto. Ho le occhiaie color seppia e mi devo sorbire pure queste liti al cellulare. Ma non è finita. C’ è un personaggio che, al malcapitato vicino di posto, gli racconta tutti i programmi televisivi che ha visto la sera precedente. Di solito Porta a Porta, Santoro, Report. E sono monologhi da paura. Mi tappo le orecchie. Ma non c’è verso. La sua voce mi arriva lo stesso. Poi c’è la ciliegina finale. Una ragazza sulla trentina. Che, puntualmente, espone la sua filippica contro gli uomini. Uomini mammoni, bamboccioni. Che non crescono. Che hanno bisogno di mammà. Che pensano sempre a quello. E poi conclude, immancabilmente: “ Ah, ma io non cedo, non gliela dò.” A questo punto vorrei alzarmi e dire: “ Amica mia, per quanto sei racchia e acida non è che non gliela dai, ma sono loro che non te lo danno.” Ma non c’è tempo. L’ autista urla: “ Capolineaaaaa!!!” Siamo arrivati. In lontananza odo il vociare degli scolari, frammisto al suono della campanella. Un timido sole fa capolino tra la nebbia e la foschia. “ Buongiorno prof ! ”. E inizia un’ altra giornata.






