Vabbè, oggi voglio fare il paraculo. O il cagone. O lo sborone, come si dice qui in Emilia.
LA PICCOLA IMPRESA E LA MANODOPERA FEMMINILE MERIDIONALE AD INIZIO OTTOCENTO : LA PARENTESI BREVE E FELICE DI TARANTO
Articolo redatto dal Prof. MIMMO GALEONE
( recensito e pubblicato dalla rivista “Sulle sponde del Galeso” )
Agli albori del 1800, secolo di grandi trasformazioni sociali, culturali ed economiche, il tasso di occupazione femminile nel meridione d’ Italia è di gran lunga inferiore a quello degli altre zone della penisola. Giusto per citare alcuni esempi, in Lombardia ed in Piemonte la percentuale delle donne che sono impiegate nell’ industria arriva a toccare punte del 60 % della popolazione complessivamente occupata. Nell’ Italia del Sud, al contrario, la percentuale di rappresentanza femminile non supera il 25 % degli occupati.Tuttavia, a Taranto si registra una clamorosa inversione di tendenza rispetto, appunto, al dato generale riguardante il comportamento della manodopera femminile nei confronti dell’ apparato industriale. Ciò si spiega in parte con il periodo d’ oro che la manifattura tessile tarantina vive nel primo decennio del XIX secolo. Del resto, in questa fase storica, gli opifici di terra jonica possono contare sull’ utilizzo di ben 800 telai per la produzione di felpa; inoltre, altri 200 telai sono utilizzati per la produzione del cotone. Il numero di donne occupate nel settore della filatura del cotone in quel periodo raggiunge le tremila unità. Un dato certamente rilevante, se pensiamo che a quell’ epoca Taranto raggiungeva a stento i 20.000 abitanti. A queste lavoratrici bisogna aggiungere, tra l’ altro, una schiera di ragazze addette alla preparazione del filo per le operazioni di tessitura. Il lavoro delle tarantine occupate nella piccola impresa è lavoro dipendente, remunerato con salario a giornata. Ma si tratta di una stagione prospera di breve durata.Tra il 1840 e il 1850, purtroppo, assistiamo alla grave crisi del comparto manifatturiero jonico, causata da molteplici fattori. In primis, la nuova e moderna tecnologia, con il processo di meccanizzazione incentrato sulla filanda meccanica, sconvolge gli equilibri della piccole imprese del settore tessile. Di conseguenza, una gran parte di lavoratrici ( specialmente le tessitrici e le filatrici ) viene a trovarsi in brevissimo tempo senza lavoro. Ovviamente anche coloro che continuano a lavorare risentono di questa recessione, in primo luogo con una drastica riduzione del salario. Non trascurabile, in questa direzione, è l’ analisi del professor Giuseppe De Gennaro, il quale, tra i motivi della crisi, evidenzia una crescita esponenziale sui mercati europei da parte di Paesi storicamente più avanzati. Emblematica, in tal senso, e’ l’ invasione dei prodotti manifatturieri provenienti dal Regno Unito. Questa la tesi, condivisibile, del professor Giuseppe De Gennaro : “ Sarà per il progresso tecnico o per la facilità degli approvvigionamenti del greggio dall’ America e dall’ India o per la celerità e sicurezza dei mezzi di trasporto, ma l’ industria inglese è in grado di collocare sul mercato di Taranto i suoi velluti e le sue tele, facendo concorrenza spietata ai velluti e alle tele del mercato tarantino. “ Possiamo naturalmente fare degli esempi concreti, per descrivere in maniera pregnante la situazione che si è venuta a creare : verso la metà del 1800 una canna di velluto inglese la si può acquistare con 8 carlini, mentre solamente il costo ( e non il prezzo finale, si badi bene ) sostenuto dal settore manifatturiero tarantino si aggira intorno ai 10 carlini. Altro esempio : il prezzo di una canna di tela inglese non è superiore ai 30 grani; l’ imprenditore locale, invece, dati gli alti costi di lavorazione, non può venderla al di sotto dei 40 grani. Inevitabile per le lavoratrici tarantine il crollo dei salari. E anche in questo caso possiamo chiarirci le idee con degli esempi calzanti : prima della crisi, una lavoratrice al fuso guadagna circa 15 grani al giorno. Adesso il compenso scende giù in picchiata, aggirandosi sui 5 grani al giorno. Con la prospettiva futura che, data la congiuntura avversa, il salario potrebbe arrivare addirittura a 2 grani al giorno. La crisi investe comunque non solamente gli artigiani del cotone e della felpa, ma anche altre categorie di lavoratori, dai pescatori agli operai qualificati. I salari, pertanto, vanno a raggiungere i livelli minimi di sussistenza, con l’ inevitabile impoverimento delle famiglie e il conseguente sbandamento della politica economica pubblica. In parallelo, si assiste anche alla progressiva perdita del mestiere individuale, sostituito dall’ anonimato professionale. Con l’ aggravante che il peggioramento delle retribuzioni va ad incidere negativamente sull’ economia delle famiglie, dato che le donne ( madri e figlie ) sono di fatto disoccupate. I successivi risvolti del mercato del lavoro a Taranto, sia dal punto di vista dell’ evolversi del rapporto numerico fra le varie categorie di lavoratori che da quello delle condizioni di vita, saranno racchiusi e sintetizzati nella storia dell’ ormai nascente Arsenale Militare. In pratica, da questo momento in poi, il modello particolare di produzione dell’ economia tarantina sarà in maniera prevalente mirato alla realizzazione di programmi unilaterali, motivati da esigenze prettamente militari. E l’ industria tessile e manifatturiera jonica non riuscirà comunque più a rivivere i fasti irripetibili che caratterizzarono i primi quattro decenni dell’ 800.
BIBLIOGRAFIAG. De Gennaro, Lavoro e occupazione nel Mezzogiorno. L’ involuzione del secolo XIX, Napoli, Ed. Scientifiche italiane, 1991.
C. Nitti, Della povertà in Taranto e dei mezzi per mitigarla, Napoli, Stabilimento tipografico Nobile, 1857.
Mimmo GALEONE
Mimmo GALEONE (Taranto, 1970), dopo la maturità classica, ha studiato all’ Università di Bari. Si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo storico-politico, ed ha conseguito nel 1999 il perfezionamento – master sempre all’ Università di Bari in Storia del Novecento europeo. Nel 2001 ha ottenuto l’ abilitazione, tramite concorso ordinario, all’ insegnamento nelle scuole secondarie di materie economico-giuridiche. Vincitore di borsa di studio al seminario L’ Ideale di Repubblica nel pensiero politico moderno, organizzato dall’ Istituto Italiano per gli Studi filosofici; ha preso inoltre parte a numerosi convegni nazionali ed internazionali. Oltre alla docenza negli istituti superiori, da circa cinque anni si occupa di formazione professionale, svolgendo attività di tutoring e docenza in corsi di post-diploma, apprendistato e obbligo formativo. Decennale l’ impegno anche nel settore giornalistico, attraverso collaborazioni con quotidiani, emittenti radiofoniche e portali telematici.






