Non vorrei apparire retorico ma oggi è uno di quei giorni in cui avverto molto la lontananza dalla mia città. A parte malinconie e malumori (leggi incazzature a scuola, vabbè) nella notte tra il 21 ed il 22 si festeggia Santa Cecilia. E’ una data molto importante per Taranto, giacchè questa ricorrenza religiosa inaugura il periodo delle festività natalizie. All’alba del 22 novembre i tarantini si svegliano ascoltando le bande musicali che percorrono le vie della città suonando le famose “pastorali” natalizie. Da tempi lontani i tarantini il 22 novembre si svegliano a notte fonda anche per preparare le PETTOLE da mangiare all’alba ancora bollenti, chiudendo gli occhi e ascoltando le note della banda. Come si fanno le pettole? Presto detto:
500 gr di farina 00 ,
un cubetto di lievito di birra
un cucchiaino di sale,
acqua
olio d’oliva per friggere
Per l’impasto si procede in questo modo:
Riscaldare l'acqua, in una coppa setacciare la farina, a centro versare un po’ d'acqua e il sale, unire il lievito di birra e scioglierlo bene, poi cominciare ad impastare ben bene tutta la farina, aggiungendo acqua, e lavorando energicamente sino ad ottenere un impasto liscio, omogeneo, appiccicoso, di consistenza quasi cremosa. Coprire e lasciare a riposare. Quando l'impasto è lievitato mettere sul fuoco una pentola alta con abbondante olio di oliva. Quando l’olio comincia a fumare, con le mani bagnate in acqua tiepida (per lavorare l'impasto senza appiccicarsi), prendere un pò di pasta, stringere la mano a pugno e formare una pallina da staccare tra pollice e indice e farla cadere nell'olio. Appena immersa nell'olio la pasta si gonfia. Quando sono dorate potete scolarle e gnam.....! Le pettole sono buone al naturale, ma si possono gustare anche in versione salata e dolce. Personalmente le preferisco dolci, passate nello zucchero, nel miele o nel vincotto.
Da ragazzino era una bella sveglia all' alba, quella del 22 novembre. Si andava a scuola contenti, inzaccherati di pettole e di gioia. Perchè si avvicinavano le vacanze di Natale.
