martedì, 13 maggio 2008

Gratificazioni – Prima parte

Il preside: “ Prof, sono veramente soddisfatto del suo lavoro. Ho deciso di nominarla coordinatore del gruppo progetto disabilità.”

Io: “ Grazie preside. “

Il preside: “ Ovviamente è un incarico non retribuito.”

Io: “ Ah ! “

Il preside: “ … e non offre nessun punteggio in graduatoria.”

Io: “ Ah ! “

Il preside: “ … e ci sarebbero da fare tre relazioni immediatamente.”

Io: “ Ah ! “

 

Gratificazioni – Seconda parte

Lei: “ Hai delle bellissime sopracciglie.”

Io: “ Ah ! “

 

 

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venerdì, 09 maggio 2008

Ebbene si, io sono uno di quelli un po’ maniaci della puntualità. Arrivo sempre in anticipo. Quando si tratta di partire, for example, arrivo molto tempo prima. O quando vado allo stadio. O ad un concerto. Non so, non è solo il rispetto per l’ orario prestabilito. E’ una sorta di piacere minimalista, quella dell’ attesa. Quella di vivere in largo anticipo l’ “evento”, diciamo così. Insomma non sono mai ritardo. Vengo sempre in anticipo. Solo quando faccio l’ amore non vengo mai in anticipo. Per fortuna. Una volta a scuola, quando ero alunno, la prof di filosofia mi chiese come mai arrivassi sempre in largo anticipo. Ed io risposi che avevo timore di non trovare posto. Un’ altra volta ancora mi ricordo che…azz…scusate…è tardi, devo andare. Sono in ritardo.

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lunedì, 05 maggio 2008

Chi di voi ha il PISCIOSCIO  ?

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martedì, 29 aprile 2008

Non prendevo la corriera con frequenza dai tempi dell’ università, quando facevo la spola Taranto-Bari. Adesso infatti, per andare a scuola a lavorare, ho ripreso ad utilizzare codesto mezzo di trasporto. E la mattina mi addentro nella Bassa Pianura Padana per una ventina di minuti di viaggio, con questo autobus un po’ scalcinato. Che ricorda un po’ i pullman della DDR (l’ex Germania Est) degli anni ’70. Eh si. Anche nel prospero e tecnologicamente avanzato Nord ci sono gli autobus scalcinati. Con i sedili stretti, in cui sei obbligato a rannicchiarti. E da cui, ogni volta che ti alzi, (parlo per i maschi), sei fortunato se ritrovi intatti pene e testicoli. La fauna umana della corriera è incredibile. Qualche ritratto. C’ è una tizia che parla al cellulare con il fidanzato (o moroso, come si dice qui nel prosperoso e tecnologicamente avanzato Nord) per tutta la durata del viaggio. Di solito si incazzano. Dico, ma alle 6,30 del mattino chi cazzo vi dà la forza di incazzarvi? Che poi incazzature del tipo: “Ho visto come la guardavi quella lì al ristorante!” Io alle 6,30 del mattino non ho nemmeno la forza di timbrare il biglietto. Ho le occhiaie color seppia e mi devo sorbire pure queste liti al cellulare. Ma non è finita. C’ è un personaggio che, al malcapitato vicino di posto, gli racconta tutti i programmi televisivi che ha visto la sera precedente. Di solito Porta a Porta, Santoro, Report. E sono monologhi da paura. Mi tappo le orecchie. Ma non c’è verso. La sua voce mi arriva lo stesso. Poi c’è la ciliegina finale. Una ragazza sulla trentina. Che, puntualmente, espone la sua filippica contro gli uomini. Uomini mammoni, bamboccioni. Che non crescono. Che hanno bisogno di mammà. Che pensano sempre a quello. E poi conclude, immancabilmente: “ Ah, ma io non cedo, non gliela dò.” A questo punto vorrei alzarmi e dire: “ Amica mia, per quanto sei racchia e acida non è che non gliela dai, ma sono loro che non te lo danno.” Ma non c’è tempo. L’ autista urla: “ Capolineaaaaa!!!” Siamo arrivati. In lontananza odo il vociare degli scolari, frammisto al suono della campanella. Un timido sole fa capolino tra la nebbia e la foschia. “ Buongiorno prof ! ”. E inizia un’ altra giornata.

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mercoledì, 23 aprile 2008

Qui al Nord il mercato si svolge di venerdi. Un mercato silenzioso, amorfo, plumbeo. Un mercato avvolto da nebbia e caligine. Un mercato fantasma. No, dico, vogliamo paragonarlo al mercato di Taranto? Appena entrati al mercato della mia città, infatti, ci sono le bancarelle del pesce e subito si odono urla del tipo: “ Le cozzeeeeeeeeeeee, le cozzeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee !!!! “ Musica melodiosa per le mie orecchie. Poi c’è il reparto ortofrutta, con le bancarelle che hanno i cartelli più improbabili tipo: “ Da Peppino il pazzo oggi prezzi pazzi ” oppure “ Banane e finocchi” a cui qualche spiritoso ha aggiunto in mezzo un PER e viene fuori “ Banane per finocchi.” Ovviamente in questo mercato tutti conoscono tutti. Matrona incontrasta del mercato è mia madre, a cui è praticamente impossibile rifilare merce scadente. Naturalmente è conosciutissimo il figlio della matrona, cioè io. La fauna umana del mercato è incredibile. Ad esempio c’è zio Cataldo, il vecchietto delle olive. Che era già vecchio negli anni Ottanta (avrà forse 100 anni); appena mi vede dice: “ Uè, professò! T’ fazz’ n’ euro d’ alje piccant’ ? ( ti peso un euro di olive piccanti? ). E con un euro praticamente mi dà un chilo di olive. Roba che qui al Nord se chiedo un euro di olive ti danno al massimo un'oliva. Anzi, ti danno solo il nocciolo dell’ oliva. Di fronte a zio Cataldo trovi Nonna Antonia. La sua bancarella è ricolma di detersivi che non si trovano più da anni. Ultimamente aveva una confezione di Spic&Span, che non vedevo forse dal 1975. Poi c’è Dino, il salumiere, a cui mio padre, che fa il muratore, negli anni’ 70 ha rifinito una villa sul mare bellissima. Glielo dico sempre a mio padre: quello è stato il suo capolavoro. Dino, quando mi vede, mi regala sempre uova fresche, perché, dice lui, “ quando vai al Nord ti fai gli zabaioni e ti tieni su.” Ricordo che da piccolino un giorno al mercato mi allontanai un attimo da mia madre e mi persi. Come un pulcino bagnato e piagnucolante cominciai a vagare tra le bancarelle. Ad un certo punto mi avvicino alla bancarella di un ceffo, pieno di collane e anelli d’ oro. E di tatuaggi. E proprio sull’ avambraccio spiccava un tatuaggio (presumo fatto in galera) con su scritto: “ Mamma perdonami”. Il tizio mi guarda e fa: “ Ma tu sì Mimmetto, u figghje d’ mest’ Luciano. Aspitt’ aquà, c amò pass’ mammà e t’ ven’ a pigghie, no’ t’ pigghià velen’.” ( Ma tu sei Mimmetto, il figlio di mastro Luciano. Aspetta qui, adesso passa mamma e ti viene a prendere, non ti preoccupare). Ecco, questo è un mercato.

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sabato, 19 aprile 2008

Quale potrebbe essere una canzone adatta per Chiaroilmattino?

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martedì, 15 aprile 2008

Caro Giacomo, caro Sandro, caro Enrico: da oggi non sarete più rappresentati in Parlamento. Complimenti vivissimi a tutti.

Giacomo Matteotti

Sandro Pertini

Enrico Berlinguer

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sabato, 12 aprile 2008
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mercoledì, 09 aprile 2008

Ci pensavo da tanto tempo a portarti via da Taranto, per salire con me in Emilia. Non era stato semplice. Ma sapevo che non sarebbe durato molto. Ti avrei assaporato per brevissimo tempo, e di questo ero  consapevole. La tua fragranza, il tuo odore, il tuo sapore. Adesso che tutto è finito mi manchi da morire. Qui in Emilia è impossibile trovare qualcosa che nemmeno lontanamente ti somigli. Mi resta di te solo questa dolcissima immagine.

(Pane pugliese)

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domenica, 06 aprile 2008

Avevo bisogno di qualche episodio paradassale, di quelli che piacciono a me. Per ritrovare un pò il sorriso. Ed infatti ieri ero a scuola, in corridoio. Ad un certo punto il preside mi vede da lontano e comincia a gridare: " Cosa fai sempre in corridoioooo!!! Torna immediatamente in classeeeeeeeeee!!! " Io, piuttosto sbigottito :" Ma...preside.." E lui: " Professoreeeeee, mi scusiiiii!!! L' avevo scambiato per un alunno! " Sarà stata la felpetta paracula che indossavo? Oppure le scarpe da tennis paraculissime? Essere scambiato per un alunno: anche queste sono soddisfazioni.

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